Dove eravamo rimasti?!

Abbiamo affrontato nel precedente articolo i primi passi per poter costruire la pensione, ed ora inizieremo a “posare tutti mattoni” sulle nostra fondamenta previdenziali!

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Quanto risparmiare? E’ la domanda che molti si pongono, fondamentale per sostenere il proprio “reddito pensionistico” è di aderire ad un fondo pensione, ma come?

  • Dipendenti Privati:
    La parte più rilevante è caratterizzata dal trattamento di fine rapporto (TFR) che incide ad oggi con una quota pari al 6,91% della propria retribuzione e che può essere destinata in un fondo pensione godendo di diversi vantaggi.

    La non adesione comunque comporta la destinazione del proprio TFR , nel caso in cui l’azienda non superi i 49 dipendenti, proprio nell’azienda stessa; diversamente se quest’ultima avesse almeno 50 dipendenti, il TFR verrebbe destinato allo Stato, tramite il Fondo Tesoreria dell’INPS.
    E’ possibile inoltre versare un contributo volontario, che secondo quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, impegna il datore di lavoro a versare un contributo detto “datoriale”.
  • Lavoratori Autonomi:
    La contribuzione al Fondo Pensione Aperto o ai Piani Individuali Pensionistici (PIP) sarà assolutamente volontaria (non godendo di TFR e contributo datoriale).

In entrambi i casi, quanto è necessario versare allora?
Essendoci diverse posizioni individuali e molte variabili nella costruzione del Primo e del Secondo Pilastro, non esiste una risposta certa.
Tuttavia, diversi esperti suggeriscono di valutare una destinazione al proprio fondo con una quota che si avvicini al 10% della retribuzione lorda.

Ritengo però che questa percentuale, vada presa in considerazione anche in una valutazione di soluzioni differenti nell’integrazione della propria pensione, come vedremo successivamente, nell’adesione al Terzo Pilastro detto “Previdenza Integrativa”!

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Durante l’adesione del fondo pensione vi sono però molteplici possibilità sulla scelta delle “linee d’investimento” (COMPARTI).
Può non essere semplice individuare il comparto più adatto alle proprie esigenze, la scelta molte volte in assenza di un appoggio da parte di un consulente può non essere facile, ma per semplificare suddividerò i comparti in tre ipotetiche linee d’investimento per rendere un pò più chiare le idee:

  • Comparto Garantito (95% gestione separata¹ – 5% azionario)
  • Comparto Bilanciato (60% gestione separata – 40% azionario)
  • Comparto Azionario (20% gestione separata – 80% azionario)

Occorre sapere che la scelta non sarà definitiva, i fondi pensione offrono la possibilità di modificare nel corso degli anni la propria linea d’investimento, anche in modo automatico.

Infatti molte compagnie hanno introdotto un meccanismo detto “LIFECYCLE”, ossia ciclo di vita, che consiste nell’adeguare l’adesione ai comparti d’investimento in relazione all’età anagrafica e contributiva dell’iscritto.

Un esempio pratico del meccanismo automatico “LifeCycle”:
se si aderisce al fondo tra i 20 ed i 30 anni di età, la scelta cadrà in un comparto azionario, mentre al raggiungimento dei 40 anni si passerà ad un comparto bilanciato, per poi intorno ai 55 anni, spostare e definire la propria posizione del fondo in un comparto garantito.
Questo automatismo da il tempo alla parte azionaria nei primi anni di poter “lavorare” ed ottenere degli extra rendimenti e successivamente, con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, di mettere in “protezione” tali rendimenti in una linea garantita.

N.B.: è’ importante confrontarsi con un consulente previdenziale per andare incontro ai propri bisogni, ogni scelta della linea è soggettiva e “non identica a tutti”!

¹Gestione Separata: è una particolare forma di Gestione Assicurativa prevalentemente di tipo obbligazionario nella quale confluiscono gli investimenti dei clienti che aderiscono a contratti ad essa collegati. La Gestione separata è identificabile sotto il profilo del rischio come una gestione prudente del risparmio ed è tenuta contabilmente distinta dalle altre attività della Compagnia, a tutela dei risparmi degli assicurati.

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L’adesione al fondo dura tutta la carriera lavorativa e per ovviare il manifestarsi di eventuali esigenze economiche nel corso del tempo, vi è la possibilità di poter usufruire delle cosiddette Anticipazioni:

  • dopo 8 anni d’iscrizione al fondo, anticipazione del 75% di quanto accumulato fino a quel momento, in caso di acquisto o ristrutturazione della prima casa (propria o dei figli);
  • nel caso si manifestassero gravi problematiche di salute, anticipazione del 75% di quanto accumulato fino a quel momento;
  • dopo 8 anni d’iscrizione al fondo, anticipazione del 30% di quanto accumulato fino a quel momento, per ulteriori esigenze;

Oltre alle anticipazioni, è possibile richiedere un “riscatto” della posizione, che consiste nella richiesta di rimborso, totale o parziale, del capitale maturato fino a quel momento e può avvenire:

  • nei casi di inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, o in caso di mobilità o cassa integrazione, è possibile chiedere il riscatto del 50% del montante maturato. Per inoccupazione superiore a 48 mesi è possibile chiedere il riscatto totale.
  • in caso di invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo è possibile chiedere il riscatto totale.
  • in caso di morte del lavoratore prima che abbia maturato il diritto alla pensione, gli Eredi o i Beneficiari possono chiedere il riscatto totale.
  • nei casi previsti dallo statuto e dal regolamento della forma pensionistica, quando il Lavoratore perde i requisiti previsti per partecipare, è possibile chiedere il riscatto totale.

E’ estremamente importante che “smontare” la propria posizione previdenziale riduce sensibilmente la possibilità che la rendita futura sia in linea con le esigenze identificate all’inizio del percorso.

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Un altro “passo” che incide sulle scelte del TFR e della contribuzione volontaria è il vantaggio fiscale, che non è assolutamente da trascurare.

Ma entriamo più nel dettaglio…

Abbiamo parlato precedentemente di anticipazioni, infatti per quanto riguarda l’anticipo per far fronte alle spese mediche per gravi problemi di salute, la tassazione applicata sarà del 15%, che si ridurrà dello 0,3% per ogni anno di adesione oltre il 15°, fino ad arrivare ad un massimo del 9%. Mentre in caso d’acquisto o ristrutturazione della prima casa e per ulteriori esigenze, verrà applicata un’aliquota pari al 23%.

Ma non sono questi i casi veri e propri del cosiddetto vantaggio fiscale che fa gola un pò a tutti, bensì uno di questi è la riduzione dell’aliquota applicata (nel momento in cui si accede alla pensione) che va da un 15% fino ad un massimo del 9% (la riduzione applicata è dello 0,3% per ogni anno successivo al 15°).
Questa fiscalità è applicata sia per quanto riguarda il capitale derivante dal TFR, e sia per il capitale che deriva dai contributi volontari.

N.B.: i rendimenti finanziari nella fase di accumulo sono tassati con un’aliquota massima del 20% (contro un’aliquota del 26% prevista per la generalità degli altri strumenti finanziari, riducibile in funzione della quota parte dei rendimenti derivanti da titoli pubblici italiani o equiparati, che sono tassati con un’aliquota pari al 12,5%).

Un vantaggio significativo si può trovare nella tabella sottostante, dove viene evidenziata la sostanziale diversità, tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo in un fondo pensione.

tabellatfrN.B. Ipotesi adottate: Inflazione 2% – Rivalutazione TFR 3% – Dinamica salariale 1% – Rivalutazione fondo 3%

Ad esempio:
un dipendente con retribuzione lorda di 1.600€ mensili decide di lasciare il proprio TFR in Azienda, dopo 30 anni di contribuzione accumulati va in pensione.
Ha maturato un capitale totale di 77.570€, sul quale verrà applicata una tassazione d’importo pari a 18.710€, riscuoterà così un netto di 58.860€.
Nel caso specifico, ma con destinazione del TFR in un fondo pensione ed adesione di 30 anni, la tassazione sarà d’importo pari 8.145€ ovvero verrà applicata un’aliquota del 10,5%, calcolata sottraendo dal 15% iniziale lo 0,3% per i 15 anni successivi ai primi 15, riscuotendo un netto di 69.425€.

VANTAGGIO FISCALE ——> +10.565€

 

Un ennesimo vantaggio riguarda il contributo volontario, ovvero una deduzione² fiscale applicata sul versato annuale nel fondo, con il limite massimo di 5.164,57€.
La deduzione che si otterrà è calcolata in base al proprio reddito, utilizzando l’aliquota IRPEF dello scaglione di appartenenza.
Schermata del 2018-02-07 19-56-13Il Risparmio di imposta per l’iscritto è pari a quanto versato moltiplicato per una percentuale (data dalla somma tra l’aliquota marginale IRPEF più alta applicabile, e le eventuali addizionali regionale e comunale).

Schermata del 2018-02-07 19-56-31Addizionale Regionale Lombardia
Schermata del 2018-02-07 19-56-42Addizionale Comunale Como

Ad esempio:
un professionista di Como con reddito di 80.000€ effettua un versamento di 5.164,57€ nell’anno 2018, verranno considerate nel calcolo della deduzione: 

  • l’aliquota IRPEF del 43%
  • l’addizionale Regionale Lombardia dell’1,74%
  • l’addizionale comunale Como dello 0,80%

TOTALE 45,54%

Il massimo RISPARMIO FISCALE sarà quindi pari al 45,54% di 5.164,57€
ovvero
2.351,80€
N.B.: usufruibile nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo

 

²Deduzione: in materia di tassazione, si definisce onere deducibile un importo che è possibile sottrarre dalla base imponibile. La detrazione agisce invece riducendo l’imposta lorda.

 

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Recentemente sono state introdotte due misure che dovrebbero rendere flessibile al lavoratore il momento del pensionamento:

  • La rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)
  • L’anticipo pensionistico volontario (APE)

RITA da la possibilità di riscattare il montante accumulato nel fondo pensione a 5 anni dall’età del pensionamento (dieci anni, in caso di disoccupazione da 24 mesi), con almeno 20 anni di contribuzione maturata. Questa operazione permetterebbe di avere risorse nel delicato passaggio tra attività lavorativa e pensionamento.
C’è una convenienza? La convenienza sinceramente è soggettiva, soprattutto nel fatto che ciò che si incassa prima non si potrà incassare dopo.

APE con la legge di Stabilità 2017 modifica le norme relative alla possibilità di pensionamento anticipato.
Si può richiedere se raggiunti almeno 20 anni di contribuzione INPS, lasciando l’attività lavorativa in
 anticipo di massimo di tre anni e sette mesi, grazie a un prestito bancario o assicurativo.

– CONSIGLIO DI VALUTARE ATTENTAMENTE SE INTRAPRENDERE QUESTE SCELTE –

 

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L’ultimo gradino da affrontare per accedere alla pensione è la scelta della liquidazione del proprio fondo pensione, che andrà a supportare la rendita del Primo Pilastro (INPS) che in prospettiva sarà inferiore rispetto al passato in termini percentuali e quantitativi rispetto all’ultimo stipendio percepito.
Due sono le strade per la liquidazione:

  • sotto forma di capitale: fino al 100% del capitale qualora la rendita calcolata sulla conversione del 70% del montante finale risulti essere inferiore al 50% dell’assegno sociale (per il 2018 pari a 5.889€ annui);
  • sotto forma di rendita: vitalizia rivalutabile, rivalutabile reversibile, controassicurata, garantita per 5 o 10 anni;

N.B.: l’iscritto al fondo pensione al momento del pensionamento può anche riscattare in forma di capitale metà del montante accumulato, e la restante parte sotto forma di rendita.

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In questo articolo, ed in quello precedente, ho voluto riassumere i 10 passi fondamentali da seguire nelle scelte previdenziali, tante sono le opzioni da non sottovalutare e da prendere in esame attentamente, ma spero di aver dato qualche informazione in più a colui che ne aveva bisogno.

Per concludere, un consiglio sincero…
Affrontate il tema previdenziale, non fate scorrere l’orologio…
…”la pensione si costruisce giocando d’anticipo”!

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Giovedì 1 Febbraio il Sole 24 Ore, ha reso disponibile la guida n°10 per quanto riguarda l’opera “Nuovo Risparmio”, trattando il tema “Come costruire la pensione”.

Per gli operatori del settore che vorrebbero trarre spunti per la propria professione, ma soprattutto per coloro che vorrebbero saperne di più sulla costruzione della propria pensione, ho deciso di riassumere nei miei prossimi articoli, i passaggi salienti della costruzione del percorso previdenziale.

Il primo capitolo della guida tratta in concreto l’ordine delle scelte da prendere per cercare di non perdersi lungo il cammino che porta ad una rendita adeguata.

In questo articolo affronteremo i primi tre passi dei…

DIECI PASSI VERSO LA PENSIONE
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Il primo passo fondamentale è quello di prestare molta cura alla raccolta dei propri contributi, con controlli periodici della propria posizione previdenziale, ciò significa che anche per i più giovani è di fondamentale importanza cominciare ad interessarsi al “mondo pensionistico” già alla prima assunzione (vedremo poi come) o alla conclusione degli anni di studio universitario; in questo ultimo caso, per coloro che volessero “guadagnare” qualche anno di contribuzione, potranno scegliere di riscattare gli anni di laurea pagando dei contributi previdenziali con la possibilità di dilazionarli nell’arco di dieci anni, senza applicazione di interessi e beneficiando annualmente della deducibilità fiscale¹. E’ importante però, conoscere che il costo del riscatto è legato alla retribuzione percepita al momento della richiesta e quindi si consiglia di prendere eventualmente questa strada in uno stato iniziale di inoccupazione.

E per chi non ha frequentato l’università?
E’ consigliatissimo curare la propria posizione previdenziale, a maggior ragione nei casi in cui si sono sperimentate forme diverse di lavoro (dipendente ed autonomo); vi è infatti la possibilità di usufruire del cumulo pensionistico senza alcuna penalizzazione economica, visto che ogni ente (INPS e ad esempio Cassa Geometri) liquiderà la propria porzione contributiva secondo il metodo in uso pro quota. (Novità del 2017: senza costi!)


¹Deducibilità: in materia di tassazione, si definisce onere deducibile un importo che è possibile sottrarre dalla base imponibile. La detrazione agisce invece riducendo l’imposta lorda.

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Secondo “checkpoint” da affrontare è la stima ufficiale della rendita, ossia stimare quanto andremo a percepire in percentuale di assegno previdenziale rispetto al nostro ultimo stipendio.
Con l’introduzione del sistema contributivo nel 1996, entrò in vigore l’obbligo per gli enti previdenziali di comunicare ai propri iscritti questa informazione di riduzione in percentuale, ma questa comunicazione, bloccata per anni dalla classe politica, arrivò ufficialmente pochi anni fa, con il cosiddetto progetto “La Mia Pensione”, per semplificare, la “leggendaria” busta arancione!

BUSTA ARANCIONE: comunicazione ufficiale dall’INPS che rappresenta il futuro previdenziale dei lavoratori, indicando la data prevista di pensionamento, l’ultima retribuzione o reddito percepiti, il valore del primo assegno di pensione e il tasso di sostituzione² al lordo e al netto di tasse e contributi.
N.B.: l’importo della pensione stimato è ottenuto in maniera automatica, senza alcun valore certificativo, perché basato sui contributi finora accreditati e sulla proiezione di quelli che ancora mancano al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.
Dunque il risultato può variare in rapporto all’andamento della futura vita lavorativa ed inoltre le stime tengono conto di una crescita del Pil dell’Italia dell’1,5% annuo costante.


²Tasso di sostituzione : il rapporto in % tra l’ultimo stipendio ed il primo assegno pensionistico.

 

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Terzo step! Calcolare le variabili in gioco:
– evoluzione della retribuzione (con TFR e contributo datoriale)
– eventuali discontinuità lavorative e retributive
– incidenza dell’inflazione
– crescita stimata del PIL nazionale

Avendo chiari questi punti, potremmo avere una stima del nostro tasso di sostituzione, valutando così una possibile soluzione in un fondo pensione, scegliendo una linea garantita, bilanciata o dinamica.

Un ottimo strumento per stimare ed osservare tutto ciò è il seguente calcolatore
de Il Sole 24 Ore: www.ilsole24ore.com/calcolopensione 

N.B.: Stiamo parlando del “Secondo Pilastro” detto PREVIDENZA COMPLEMENTARE, composto da TFR, da contributi volontari, dai cosiddetti fondi pensione (PIP), da contributi datoriali.

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Ho voluto riassumere in questo mio articolo i primi tre passi trattati nella guida “COME COSTRUIRE LA PENSIONE”; è vero, siamo ancora alle fondamenta, ma nei prossimi giorni incominceremo a posare tutti i “mattoni” necessari per una costruzione ideale della nostra pensione!…

… I prossimi passi:
4. Quanto risparmiare
5. Scegliere il comparto
6. Il lifecycle
7. Le anticipazioni
8. Utilizzare il vantaggio fiscale
9. La Rita e l’Anticipo pensionistico
10. Scegliere la rendita

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Avvocati: obbligatorietà dal 12 Ottobre

Scatterà dal prossimo 12 Ottobre 2017 l’obbligo per gli Avvocati di stipulare una polizza assicurativa a copertura della Responsabilità Civile e degli infortuni che possano derivare dalla loro attività professionale.
La polizza assicurativa obbligatoria è infatti inserita tra i requisiti essenziali per poter essere iscritto all’Albo Professionale.

Infatti, il 12 Ottobre entrerà in vigore il Decreto del Ministero della Giustizia del 22 Settembre 2016, in conseguenza al Decreto attuativo della Riforma Forense del 2012.

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Cosa copre la RC Professionale Avvocati?

La RC professionale avvocati protegge l’assicurato dalle richieste di risarcimento avanzate da terzi durante il periodo di validità della polizza, in conseguenza di atti illeciti verificatisi durante lo svolgimento dell’attività per le quali viene espressamente prestata copertura assicurativa.
Sono coperti dall’assicurazione per avvocato anche i costi e le spese sostenuti per il rimborso di un provvedimento giudiziale o per l’attività di difesa dell’assicurato.

Le richieste di risarcimento vengono avanzate principalmente per inadempimenti formali come:

  • ritardato od omesso deposito atti;
  • perdita o distruzione colposa di documenti;
  • nullità degli atti processuali.

Chi sono i soggetti assicurati?

  • L’avvocato che esercita come libero professionista;
  • in caso di Associazione Professionale, Studio Associato, Società, sono assicurati i partners, i professionisti associati, tutti i soci ed i collaboratori esclusivamente per l’attività svolta per conto e nel nome dell’Associazione Professionale o dello Studio Associato o della Società.


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Ti senti un cliente abbandonato?! VUOI TORNARE AD AVERE IL SORRISO?

  • L’assicuratore mi chiama solo quando c’è da incassare!
  • Non è mai chiaro quanti soldi ho nel mio piano di risparmio!
  • In cosa ho investito? Sono sicuri i miei soldi?
  • Ma perché l’assicurazione auto aumenta ogni anno?
  • Quando ho bisogno io, non mi rispondono mai!

Queste sono solo alcune delle tantissime domande ed affermazioni che voi, clienti abbandonati dalla Vostra agenzia, pensate, ma sopratutto raccontate, ai vostri parenti ed amici, lasciando intendere di avere un problema, un bisogno di aiuto, un chiaro desiderio:

“VOGLIO ESSERE SEGUITO, CONSIGLIATO, SUPPORTATO E CAPITO!”

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L’assicuratore è un ruolo in continua evoluzione, anche grazie alle innovazioni tecnologiche degli ultimi anni…

E’ finita l’epoca del “solo incasso della polizzetta”, l’assicuratore non è solo un venditore di polizze! Questo concetto non a tutti è chiaro, visto che molteplici clienti di assicurazioni lamentano e cercano una persona a cui affidarsi!

L’assicuratore, ha assunto (per chi l’ha compreso) un ruolo sociale molto importante all’interno dell’economia di una città, di un piccolo paese, o semplicemente all’interno di una famiglia. E’ giusto occuparsi a 360° delle esigenze di ciascun cliente, che si tratti di RC Auto, Previdenza, Investimento, Infortunio o Malattia: bisogna diventare dei veri e propri consulenti assicurativi!

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Un buon consulente deve saper guardare le cose nel loro insieme, osservandole da più punti di vista, mettendo la sua competenza a disposizione del cliente, per aiutarlo a fare una scelta, valutando insieme le proprie situazioni di rischio.

Così come per ogni altra professione, bisogna avere una grande passione per il proprio lavoro in modo da poter offrire a tutti i clienti, fiducia, puntualità ed efficienza nella consulenza.

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E TU, VUOI TORNARE AD AVERE IL SORRISO?
IO SONO QUI

Key Man?!… Tutela, proteggi la tua Azienda!

La polizza “Key Man” protegge l’impresa dalla perdita del così detto “uomo chiave”. In ogni azienda c’è un uomo chiave attorno a cui si sviluppa il successo dell’impresa. Dall’amministratore delegato sino a chi ricopre ruoli strategici, le persone di valore meritano un’attenta protezione per fare in modo che il business non si fermi in caso di imprevisti.

L’assicurato può scegliere nel corso degli anni di validità della Polizza che il capitale assicurato sia costante o decrescente. Il Contraente designa i Beneficiari e può in qualsiasi momento revocare o modificare tale designazione comunicandola per iscritto alla Compagnia o per testamento.

È importante sottolineare come questo prodotto non sia rivolto solo alle grandi Società, ma bensì anche alle Società di persone o di capitali.

L’articolo 2284 del Codice Civile, riferendosi a queste Società, obbliga i soci (salvo diverse disposizioni del contratto sociale), in caso di morte di uno degli stessi, a scegliere tra tre possibili alternative:

  1. Liquidare gli eredi del defunto delle quote dallo stesso possedute
  2. Sciogliere la Società
  3. Continuare la Società con gli eredi del defunto

Un’adeguata tutela tra soci, regala un’importante protezione all’Azienda!

Polizza RC Auto | Nei 15 giorni successivi alla scadenza “Multa o non multa”?


A più di un anno dalla dematerializzazione del contrassegno dell’assicurazione auto, vi sono ancora alcune perplessità da parte non solamente degli utenti della strada ma anche di altre persone che non conoscono bene la normativa.

Tutti sappiamo che il “vecchio” tagliando dell’assicurazione auto andava esposto sul parabrezza del veicolo, allo scopo di attestare l’emissione della polizza RC auto e della regolarità dell’avvenuto pagamento del premio.

A far data dal il 18 ottobre 2015, é cessato l’obbligo di esporre il tagliando.

È opportuno ricordare che l’articolo 180 del codice della strada, prevede che per poter circolare con veicoli a motore il conducente deve avere con sè il certificato di assicurazione obbligatoria.

In caso di controllo da parte delle forze di polizia stradale, allo stesso verrà contestata la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 169.

Come funziona con il tagliando assicurativo elettronico

È chiaro che il contrassegno è stato sostituito dal c.d. tagliando assicurativo elettronico, la mancata copertura assicurativa del veicolo è in capo all’articolo 193 del codice della strada, il quale prevede sanzioni molto più gravi.

È opportuno chiarire che il comma 2 del citato articolo 193, prevede :” . . l’assicurazione del veicolo per la responsabilità verso i terzi sia comunque resa operante nei quindici giorni successivi al termine di cui all’art. 1901, secondo comma, del codice civile.”

In realtà, anche qualora l’assicurato non provveda per tempo al rinnovo, la polizza assicurativa resta valida ed efficace per i 15 giorni successivi alla data di scadenza, coprendo ogni eventuale incidente come se si trattasse di un normale evento ricaduto sotto la copertura “standard” della polizza.

Le sanzioni per la mancata copertura assicurativa sono dettate dello stesso articolo, il quale non comprende una sanzione all’interno dello “spazio temporale” dei 15 giorni.

IMPORTANTE: Nel caso in cui il 15° giorno cada di Venerdí, suggerisco di effettuare il pagamento del premio della propria assicurazione auto qualche giorno prima, per dare il tempo al tagliando assicurativo elettronico di poter essere aggiornato con la relativa copertura, visto alcune problematiche durante il weekend.

#TuttoPensione 2017 – L’intervento del Presidente dell’INPS

Lunedì 23 Gennaio si é svolto il convegno del Sole 24 Ore sulle novità previdenziali previste dalla Legge Bilancio 2017.
C’era molta attesa e curiosità in platea tra gli addetti del settore per questo evento, soprattutto vedendo gli ospiti invitati al confronto “pensionistico”.

Primo fra tutti, Tito Boeri (Presidente INPS) che ha aperto il dibattito affrontando subito i temi caldi:

  • Valutazione degli effetti delle riforme
  • Gli effetti finanziari
  • L’importanza dell’informazione

Chiaro ed autorevole, Boeri spiega come la valutazione dell’impatto sulla spesa pensionistica sia di breve-medio periodo (10 anni), mentre sarebbe stato più importante valutare gli effetti futuri che la riforma poteva dare:

” É VERO, SI POSSONO AVERE ONERI BASSI NELL’IMMEDIATO, MA OCCORRE VALUTARE GLI EFFETTI FUTURI, SONO PIU’ IMPORTANTI”

Ha puntanto molto, nel suo intervento, su quanto sia importante l’informazione al cittadino, che si diversifica con l’opinione pubblica, proprio per questo da Febbraio, l’INPS invierà via posta o via mail (per chi si fosse registrato al sito online) circa 150.000 Buste Arancioni adattate all’APE, l’anticipo pensionistico che sarà in vigore dal 1 Maggio 2017 al 31 Dicembre 2018.

  • APE SOCIALE: é una prestazione sociale a cui potranno accedere lavoratori che si trovino in determinate condizioni ed hanno almeno 63 anni di età, 30 o 36 di contributi, ed a cui non mancano più di 3 anni e 7 mesi per arrivare alla pensione di vecchiaia.
  • APE VOLONTARIO: é un prestito erogato mensilmente in dodici mensilità dal sistema bancario fino all’età di pensionamento agli assicurati in possesso di almeno 20 anni di anzianità contributiva. A partire dal pensionamento, il prestito sarà rimborsato con una trattenuta sulla pensione mensile, compresa la tredicesima, in 260 rate per un periodo di 20 anni.

Personalmente peró, penso che l’Ape sociale vada un pó presa con le “pinze”, ossia una sperimentazione, cosi come l’ha definita Stefano Patriarca (Consigliere Economico Unità di Coordinamento della Politica Economica Presidenza del Consiglio), visto che l’importanza di questo strumento sociale é proprio quello di rendere più flessibile le scelte dei cittadini, soprattutto di quelli in difficoltà, senza lavoro e vicini al traguardo della pensione di vecchiaia.
Differente la situazione per quanto riguarda l’ape volontario, visto che non occorre la cessazione dell’attività lavorativa e l’importo della futura pensione non dovrà essere peró inferiore a 702,65€ lordi mensili. La convenienza, se c’é, credo potrà convivere solo con il part time, perché deve essere chiaro, l’ape é a tutti gli effetti un ” mutuo”, un prestito coperto da assicurazione contro il rischio di premorienza cosicché, in caso di decesso, la pensione ai superstiti venga erogata in misura piena.

Questa manovra, andrà ad aumentare inevitabilmente la spesa pensionistica, con un monito importante di Boeri:
“Un governo che sostiene che il debito implicito non sia rilevante, ci sta dicendo che vi saranno nuove riforme previdenziali”.